I dati ufficiali evidenziano che in Italia solo 2 successioni su 10 vengono pianificate, cioè solo nel 20% dei casi si decide per il futuro del proprio patrimonio. Negli altri casi sapete chi decide per noi? Semplice: il codice civile, in maniera standardizzata, per tutti allo stesso modo. Se guardiamo ad altri paesi, ad esempio l’Inghilterra, le percentuali sono esattamente ribaltate rispetto all’Italia, cioè il futuro patrimoniale viene quasi sempre pianificato.

La spiegazione di questi dati è da ricercarsi in due motivi principalmente, uno di natura culturale e uno di natura mentale. Partiamo da quest’ultimo, lo potremmo chiamare rimozione scaramantica. Molti pensano che sia meglio non pensare a quel momento, rimandano la decisione compiendo così un grave errore. L’altra causa, quella di natura culturale, è dovuta alla idea diffusa, e sbagliata, che solo chi è in possesso di grandi, enormi, patrimoni debba pianificare il proprio passaggio generazionale.
Il primo passo: diventare consapevoli
Se immaginiamo il passaggio generazionale come un viaggio da intraprendere potremmo chiederci: qual è il primo passo da compiere per mettersi in moto? La risposta, a mio parere, è: DIVENTARE CONSAPEVOLI. La consapevolezza è il motore di tutto, ciò che ci spinge ad attivarci, analizzare il problema, trasformalo in opportunità e trovare una soluzione. Ma di cosa stiamo parlando quando parliamo di successione pianificata? Del nostro patrimonio, sì, ma anche e soprattutto di tutele. Tutela delle persone care e meritevoli. Tutela del nostro patrimonio, sia esso finanziario, immobiliare o aziendale. Ma anche tutela per noi stessi.
La spinta a mettersi in moto spesso non arriva dai professionisti che in un modo o nell’altro gravitano intorno a noi( avvocati, commercialisti, consulenti finanziari, etc.), e quindi il viaggio non parte mai. Sono preparati tecnicamente, pronti ad aiutare l’assistito nel caso quest’ultimo richiedesse il loro intervento. Ma non sono pro-attivi, non pensano al primo passo, cioè a fare emergere l’esigenza nel cliente e a renderlo consapevole che è necessario partire.
Nella posizione in cui mi trovo a operare ogni giorno, cioè quella di interlocutore privilegiato, che conosce la situazione patrimoniale e personale dei suoi assistiti e ha con loro un rapporto continuativo nel corso del tempo, non posso escludere il passaggio generazionale come elemento fondamentale dalla loro pianificazione patrimoniale.
Prima le persone
La prima tutela da prendere in considerazione è quella rivolta alle persone care, quindi in questa fase dobbiamo porre il focus sulla famiglia.
Una precisazione: è necessario capire di cosa parliamo quando parliamo di famiglia. Sì perché mentre fino a due decenni fa si trattava di un concetto standardizzato, mentre nella società odierna sono nati nuovi modelli familiari. Oltre alle coppie sposate ci sono ad esempio separati, divorziarti, conviventi, famiglie allargate, single, uniti civilmente. Ognuno di questi nuclei famigliari nasconde alcune criticità, dal punto di vista successorio, che necessitano diversi tipi di tutela. In ambito famigliare i soggetti da tutelare possono essere diversi. Noi stessi innanzi tutto, poi i coniugi o i conviventi, i figli minori, altri affetti degni di tutela fuori dal nucleo famigliare o magari non riconosciuti dal codice civile ( es. conviventi). Altro obiettivo per cui andrebbe pianificata la propria successione è evitare liti tra eredi. I contenziosi ereditari sono il secondo motivo di causa civile in Italia. Questo può portare a tre conseguenze deleterie. La prima sono i tempi , visto che le durate medie di questi processi si attestano attorno agli otto anni. La seconda e la terza sono invece di natura patrimoniale. Sì perché i costi di una causa sono elevatissimi e in più, mentre passa il tempo, si va incontro a una perdita di valore del patrimonio immobiliare e a possibili fallimenti e chiusure per quanto riguarda le aziende e le quote societarie andate in successione.
La tutela del patrimonio
Pianificare però vuol dire anche tutelare il patrimonio dalla dispersione e dal depauperamento. Questo discorso vale soprattutto per il patrimonio immobiliare e aziendale. Quando faccio con i miei assistiti la mappatura del loro patrimonio immobiliare estraendo i dati dal catasto spesso vedo che sono proprietari di quote di immobili per un sedicesimo o trentaduesimo. Questa situazione si verifica quando un immobile subisce più passaggio successori e si frazione sempre più. Il limite è chiaro: per fare ogni tipo di operazione, dalla vendita alle opere minori, tutti i proprietari devono essere d’accordo, a spesso non lo sono. Per cui alcuni immobili cadono a pezzi e rimangono inutilizzati anni prima di essere venduti, nel frattempo perdono valore. Una soluzione sarebbe dare indicazioni affinché ogni immobile venga lasciato a un solo erede, compensando i restanti eredi con altri immobili o altro patrimonio. Se questo problema incide soprattutto sulla famiglia la frammentazione del patrimonio aziendale, che spesso rende le imprese ingovernabili, può avere ricadute pesanti anche sulla società, perché può tramutarsi in perdita di posti di lavoro.
In Italia l’85%, è a conduzione famigliare. Stiamo parlando anche di aziende con fatturati importanti. Altro dato interessante: il 60% degli imprenditori hanno più di 60 anni, sono quindi molto vicini al momento in cui dovranno effettuare il passaggio generazionale.
Questi due dati ( fonte Confindustria) ci fanno capire quanto sia elevata la necessità di pianificazione per l’imprenditore italiano. Eppure se osserviamo le statistiche relative alla sopravvivenza delle imprese italiane al “ passaggio di mano” capiamo che l’abitudine a non prendere in considerazione il passaggio generazionale si annida anche negli imprenditori, che in teoria più di altri dovrebbero essere sempre proiettati verso il futuro. Sì perché solo il 33% delle imprese supera il primo passaggio generazionale, e la percentuale si riduce al 15% se parliamo di secondo passaggio.

Ricorda: parlare di passaggio generazionale significa parlare di tutele.


