A ciascuno il suo

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Se mi chiedessero quanti tipi di lavoro esistono al mondo non saprei cosa rispondere, forse nessuno saprebbe farlo con esattezza. Questo per due motivi: sono una moltitudine e ne continuano a nascere di nuovi, perché il mondo cambia e così i bisogni degli esseri che lo popolano.

Ciò che è certo è che ogni lavoro nasce, o è nato, per rispondere a un’esigenza, un bisogno, da quelli fondamentali a quelli futili.

Quando si rompe la macchina andiamo dal meccanico, se ci duole una gamba andiamo dal medico, se il nostro pc fa le bizze chiamiamo un tecnico informatico.

E quando abbiamo bisogno di pianificare una strategia finanziaria? Da chi andiamo?

Se va bene ci rechiamo presso la nostra banca, in alternativa proviamo a fare da soli.

Eppure esiste una figura che fa al caso nostro: si chiama consulente finanziario.

Scontato?

Sembra di no, visto che un recente studio (Aviva Assicurazioni e The european house – Ambrosetti) dice che  sono 18,5 milioni le famiglie italiane che non utilizzano strumenti finanziari. Eppure gli italiani sono notoriamente un popolo di risparmiatori, e lo scorso anno, con la pandemia, hanno accumulato ricchezza per 16,8 miliardi di euro.

Quali sono i motivi di questo paradosso che vede grande risparmio ma poca pianificazione?

In primo luogo la scarsa fiducia nutrita nei confronti delle istituzioni finanziarie. Circa il 63% degli italiani infatti non si fida della propria banca di riferimento. Come biasimarli, viene da pensare, visto quello che è successo negli ultimi 20 anni. Passando dalle obbligazioni spazzatura ( Argentina, Cirio, Parmalat ad esempio) arrivando ai recenti fallimenti di banche del paese abbiamo seguito un percorso che non ha certo creato credibilità.

Questo ha portato 8 italiani su 10 a optare per il fai da te, opzione pericolosa, considerando anche il fatto che quasi 1 investitore su tre sovrastima le proprie capacità in ambito finanziario. Ci affidiamo ad amici, parenti, colleghi, persino alle chiacchiere che sentiamo dal macellaio. Come se non bastasse l’Italia, tra i paesi del g20, è l’ultima in termini di educazione finanziaria.

Le conseguenze di questa situazione sono due, una che impatta sulla sfera personale, l’altra su quella comunitaria. La prima: non investire significa perdere opportunità e vedere il proprio denaro perdere valore di anno in anno per effetto dell’inflazione. Chi non ha investito negli ultimi 15 anni ha perso il 30% di ricchezza potenziale in termini reali.

 

La seconda conseguenza impatta sulla nostra economia: tanto denaro sui conti significa poco denaro investito nell’economia reale, e quindi stagnazione al posto di crescita dei consumi ed economica.

Eppure un consulente finanziario di fiducia esiste, ed è pronto ad aiutarvi ad affrontare il futuro pianificando con voi la strategia finanziaria più adatta.

 

Il vostro denaro merita di più.

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