L’involuzione della specie

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In campo finanziario gli italiani sono sempre stati una nazione di risparmiatori con due grandi amori: i titoli di stato e gli immobili, abbastanza allergici a mercati finanziari più diversificati. In parte perché è sicuramente più facile investire in ciò che si conosce e in parte perché tutti siamo un po’ affetti da un una scorciatoia cognitiva chiamata home bias, ovvero la preferenza per gli investimenti “di casa”, che ci sembrano “più vicini”. Per decenni i titoli di stato italiani sono stati un rifugio sicuro per gli investitori nel paese. Grazie alla loro stabilità apparente e ai rendimenti prevedibili, sono stati una scelta popolare tra gli italiani che preferiscono la sicurezza e la familiarità. Questa mentalità contribuì negli anni a consolidare la reputazione dei titoli di stato come un investimento affidabile. Questo tipo di approccio nei decenni non ci ha certo fatto diventare una nazione più ricca, ne parlai anche in un mio vecchio articolo (https://www.finanzaumanistica.it/ci-sono-un-italiano-uno-svedese-e-un-tedesco-ma-non-e-una-barzelletta).

Tuttavia a un certo momento, dal 2012 al 2021, questa impostazione iniziò a entrare in crisi. Complici la crisi del mercato immobiliare e i rendimenti bassissimi delle obbligazioni per la prima volta molti risparmiatori si aprirono anche ad altre soluzioni. Nonostante quel decennio abbia comunque mietuto delle vittime, finanziariamente parlando, basti ricordare i casi delle banche venete e le altre popolari fallite, è stato fatto dai consulenti un notevole sforzo per cambiare questa mentalità poco dedita alla diversificazione, educando le persone ai principi fondamentali della cultura finanziaria.

Arriviamo ai giorni nostri in cui veniamo da quasi due anni che hanno fatto trasalire tutti gli investitori per la ripida discesa dei prezzi conseguente alla politica delle banche centrali (https://www.finanzaumanistica.it/cosa-e-successo-al-mercato-obbligazionario-ai-btp-e-ai-suoi-cugini). Questa discesa dei prezzi è naturalmente concisa con una risalita dei rendimenti, un rialzo significativo verificatosi tra il 2021 e il 2023. E proprio ora la sensazione è che molti italiani stiano ripiombando nei vecchi schemi, inseguendo avidamente i titoli di stato e mettendo da parte principi importanti come la diversificazione, al grido di una sola parola: rendimento. C’è da dire che in questi mesi lo stesso stato, tramite i media, ci ha dato dentro creando nuovi titoli “creativi”, strumenti dai nomi accattivanti spinti con campagne di marketing molto convincenti. Le scorse settimane c’è stata ad esempio la rincorsa all’ultimo nato, il Btp Valore, mentre notavo che nessuno aveva la consapevolezza che sul mercato esistono già decine di titoli con lo stesso rapporto rischio/rendimento.

Come scrivevo in precedenza nel corso degli ultimi dieci anni molti consulenti hanno lavorato instancabilmente per cambiare questa mentalità conservatrice. L’obiettivo era quello di educare gli italiani sui principi fondamentali della cultura finanziaria, promuovendo la diversificazione, l’investimento in azioni e obbligazioni aziendali, incoraggiando la comprensione dei meccanismi finanziari e a focalizzarsi sul processo di investimento prima del risultato finale. Questi principi hanno dato, e daranno in futuro, frutti. Tuttavia, negli ultimi mesi abbiamo assistito a un notevole aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Questo ha innescato una corsa agli investimenti in titoli di stato, con molti italiani che abbandonata la recente cultura finanziaria acquisita tornano ai vecchi modelli di investimento.

Ecco cosa accade nei nostri cervelli in questo periodo: il portafoglio diversificato che ho fatto negli scorsi anni ha perso, quindi non funziona bene, meglio che mi sposti su un btp, che funziona meglio. In realtà non è una questione di strumenti ma di mercato. Il tuo portafoglio è sceso per dinamiche di mercato, non per la mancata qualità degli strumenti. Infatti, ad esempio, chi possedeva btp a fine 2021 lo scorso anno ha maturato perdite molto più ampie rispetto a un normale investimento bilanciato.

In questa corsa sfrenata verso i titoli di stato, sembra che la diversificazione sia stata messa da parte, insieme alla domanda che dovremmo porci: chi beneficia veramente da questo fenomeno? Inoltre, l’home bias, la preferenza per gli investimenti domestici, ha giocato un ruolo significativo. Molti italiani tendono a concentrare gran parte del loro portafoglio in investimenti nazionali, come i titoli di stato, anziché esplorare opportunità internazionali. Ma sappiamo realmente cosa è un titolo di stato?

Una domanda cruciale da porsi è: a chi stanno effettivamente andando i soldi investiti nei titoli di stato? Mentre gli italiani si affrettano ad accumulare queste obbligazioni, è importante comprendere che il denaro investito in titoli di stato viene utilizzato dal governo per finanziare il debito pubblico e la spesa pubblica, comprese le varie iniziative destinate alla crescita, spesso criticate dallo stesso risparmiatore che poi vuole acquistare un btp. Ciò solleva questioni sul futuro della sostenibilità finanziaria del paese e sul potenziale impatto sulle generazioni future.

In conclusione, mentre i rendimenti dei titoli di stato italiani possono essere allettanti ( come tutti quelli del mercato oggi in realtà), è fondamentale mantenere una prospettiva finanziaria equilibrata guidata dalla consapevolezza e da un piano. La diversificazione rimane una tattica cruciale per mitigare i rischi e proteggere il proprio patrimonio finanziario. È importante ricordare che l’investimento nei titoli di stato ha un impatto sulle finanze pubbliche, e gli investitori dovrebbero essere consapevoli dei rischi e delle implicazioni a lungo termine di questa scelta. Superare l’home bias e considerare investimenti e strategie più diversificate può essere una strategia per ottimizzare il portafoglio e ridurre il rischio.

Il percorso verso una cultura finanziaria più solida è un viaggio continuo, e l’educazione finanziaria rimane una risorsa preziosa per gli investitori. Sarebbe saggio cercare un equilibrio tra la sicurezza dei titoli di stato, l’opportunità di crescita che altri strumenti finanziari possono offrire e la diversificazione globale per proteggere i propri interessi finanziari. Solo così gli italiani possono evitare il ritorno ai vecchi errori e prosperare finanziariamente in un mondo in continua evoluzione.

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