Patrimoniale o non patrimoniale? Questo è il problema

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È uno degli argomenti del momento: patrimoniale sì, patrimoniale no. Non è certamente un dilemma amletico, non spetta a noi decidere ma  si tratta di un evento indipendente dalla nostra volontà. La prima domanda ne porta appresso una seconda: e se fosse patrimoniale sì, che fare?

Il tema è di grande attualità, dopotutto la situazione è sotto gli occhi di tutti. Partiamo dallo scenario attuale: nel difficile momento che il ciclo economico sta affrontando anche l’Italia arranca nella speranza di tornare a crescere nei prossimi trimestri. Senza entrare nel merito delle misure adottate dal governo bisogna comunque prendere atto che sono state messe in campo molte risorse. Per un paese come il nostro, che da anni sgomita nelle ultime posizioni della classifica dei paesi per prodotto interno lordo, questi aiuti rappresentano un extra-sforzo che prima o poi dovrà essere recuperato. Ci aspetta un decennio di grandi sfide, prima tra tutte la riduzione del debito pubblico, in cui il governo dovrà mettere in campo nuove politiche economiche e fiscali.

Nel prossimo futuro avremo da una parte lo stato italiano il cui debito continua a crescere, dall’altra invece ci saremo noi, il popolo italiano che, sommando patrimonio finanziario e immobiliare, siamo un popolo molto ricco. Perché abbiamo lavorato, costruito, risparmiato. Questa prima premessa, come potete notare, non è buona: uno stato che ha bisogno di risorse e un popolo che mediamente ne possiede. Quindi il debito di stato salirà ulteriormente e dovremo recuperarlo. Le vie per farlo sono principalmente due.

La prima, la più bella, sarebbe che l’Italia riprendesse a crescere. Avere un’economia robusta, un PIL in crescita che genera ricchezza, aumentare la produttività e i consumi sarebbero un bel modo per risollevarsi e diminuire il debito. Che ne dite? Speriamo, ma difficile che vedremo il PIL dell’Italia crescere a livelli inaspettati.

L’altra opzione è tagliare la spesa pubblica, quindi minori servizi, e aumentare le imposte. Se non riesci a crescere devi tagliare i costi e aumentare le entrate, semplice. E qui arriviamo al tema di questo articolo: la “patrimoniale”. Subito una domanda: siamo sicuri che si tratti di un evento così improvviso e raro?

La patrimoniale, lo dice il nome, è una tassa sul patrimonio. Già nel 1920 il governo Nitti, per sistemare la disastrosa situazione italiana post bellica, varò un’imposta sui patrimoni personali. Ne seguirono altre per finanziare la guerra in Etiopia (1936) e la seconda guerra mondiale (1940). Potrei continuare ma il succo del discorso è che, con una cadenza almeno ventennale si sono susseguite una serie di imposte patrimoniali più o meno pesanti che colpirono patrimoni personali e aziendali. Avvicinandosi al nostro secolo tutti ricordano quella del governo Amato del 1992 (prelievo dai conti correnti ma anche, non dimentichiamolo, l’ICI e imposte sui beni di lusso e sul patrimonio netto di ditte e enti). Poi è stata la volta dell’IMU e del bollo sulle attività finanziarie introdotto dal governo Monti (oggi allo 0,2%).

Come potete notare già oggi siamo soggetti a diverse imposte dirette sul patrimonio. Ma se dovesse arrivarne una nuova, cosa andrebbe a colpire?

Nelle ultime settimane ho sentito parlare di prelievo forzoso dai conti correnti e ho trovato professionisti che in rete suggeriscono soluzioni creative ma non molto efficaci ( ad esempio alleggerire il saldo dei conti correnti con prelievi di contati o emissioni di assegni circolari). Personalmente credo che una patrimoniale del genere finirebbe per lo scatenare grande malcontento e forse anche qualche rivolta di piazza. Quindi il prelievo forzoso a oggi è molto improbabile. Anche un aumento generalizzato delle imposte è l’ultima arma a cui ricorrerebbe un governo politico che cerca consenso (un governo tecnico si farebbe meno remore).

 

Diamo un’occhiata alla situazione attuale delle imposte. Dal grafico sottostante possiamo farci un’idea della fonte principale del gettito: gli immobili.

Fonte: Ocse.

C’erano dubbi? Nella storia gli immobili sono quasi sempre stati colpiti dalle imposte patrimoniali, e anche in Europa la tendenza oggi è quella di tassare gli immobili anziché i capitali. Il motivo è che tassare i capitali, cioè la ricchezza finanziaria, penalizza i consumi e lo sviluppo economico. Se le imposte sui capitali sono basse si attrae ricchezza dall’estero e si evita che i propri cittadini cerchino di traferire i capitali oltre confine. Gli immobili invece non possono essere né nascosti né spostati, e le imposte su di essi frenano meno l’economia. Capite già dove voglio arrivare. In caso di inasprimento fiscale, o patrimoniale, difficilmente gli immobili si salveranno. Ad esempio già dal 2014 in Italia è iniziato l’iter della riforma del catasto, tutt’ora in corso, per superare il metodo basato sui “vani” e tenere conto invece, per il calcolo delle imposte, dell’ubicazione dell’immobile e del suo valore commerciale. Se questo processo si dovesse concludere andremmo incontro a un inasprimento generalizzato delle imposte sui beni immobili. Un buon modo per sistemare i conti del paese.

La seconda mossa potrebbe essere il rinvigorire la lotta all’evasione fiscale, che nel bel paese tocca i 109 miliardi/anno. Anche qui esistono processi già in atto. La tecnologia permette oggi un controllo efficace del nostro patrimonio e del modo in cui spendiamo i nostri soldi, facendo emergere anomalie che scatenano controlli fiscali. Oltre a questo negli ultimi anni la collaborazione e la trasparenza tra stati hanno posto quasi fine al segreto bancario e difficile occultare capitali all’estero.

Tornando al tema delle imposte, oltre agli immobili uno degli scenari probabili è che si vadano a ritoccare quelle che nel nostro paese sono molto basse rispetto al resto degli stati europei. Ma come? Esistono degli ambiti dove noi paghiamo meno rispetto ai nostri cugini? Impossibile, siamo tartassati, viene da pensare. In realtà un’imposta da paradiso fiscale in Italia c’è, ed è l’imposta di successione. Tanto che esiste già un disegno di legge che dispone l’abbassamento delle franchigie e l’innalzamento delle aliquote. Non disperate però, siamo sempre in tempo per fare un’analisi del nostro patrimonio e pianificare una strategia per evitare l’inasprimento delle imposte. Personalmente da anni parlo ai miei assisiti, e ho tenuto anche eventi formativi sul territorio, di come ottimizzare fiscalmente il loro patrimonio, anche guardando al futuro, quando ci sarà il “passaggio di mano”.

 

 

In ultima istanza si inizia a ragionare sulla possibilità di riproporre una nuova Voluntary Disclosure per regolarizzare i patrimoni detenuti segretamente all’estero e il denaro contante.

Per ognuna di queste possibilità esistono soluzioni e strategie di protezione per il patrimonio finanziario e immobiliare, come sempre professionisti preparati (commercialista, avvocato, consulente finanziario) possono aiutarvi a fare delle valutazioni in merito.

Non ci avete mai pensato? Oggi è il momento migliore per iniziare a farlo.

Contattatemi per approfondire l’argomento, potreste scoprire cose molto interessanti.

 

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