“Mi accontento di un tasso fisso intorno al 2% ma non voglio rischiare nulla?”
“Potremmo prendere un btp, quanto rende?”
Quante vote, negli ultimi anni, mi sono sentito rivolgere questa richiesta anacronistica?
È ormai un dato assodato che i rendimenti obbligazionari, anche a lungo termine, siano prossimi allo 0. Molti economisti l’hanno definita la nuova normalità. È un trend in atto da anni, e da anni aleggia il timore di una ripresa dell’inflazione e dei rendimenti, con conseguente crollo dei prezzi delle obbligazioni. Eppure non si è verificato nulla di tutto ciò, e i rendimenti hanno proseguito ad assottigliarsi. Non solo, recentemente abbiamo assistito anche a un appiattimento della curva: rendimenti bassi sulle brevi scadenze, come al solito, e rendimenti ugualmente bassi sulle lunghe.
Nell’ultima decade abbiamo così visto da una parte i “venditori” della finanza spingere i risparmiatori verso mercati più volatili, tipicamente l’azionario, e dall’altro i gestori e le case prodotto impegnati a creare strumenti complessi, e a volte poco trasparenti, che potessero colmare il vuoto lasciato dall’obbligazionario e che in molti casi hanno fallita la promessa.
Ma sganciamoci un attimo dal momento contingente.
Il mercato obbligazionario nei portafogli di investimento è sempre stato visto come il contrappunto al mercato azionario, la parte il cui compito era “tenere botta” durante le crisi dell’azionario, il bilanciamento perfetto con la parte più rischiosa. Quindi deteneva un ruolo di protezione.
La domanda che molti si fanno è: con i rendimenti in picchiata da anni il mercato obbligazionario può ancora essere utilizzato per questo scopo?
Prendiamo ad esempio marzo 2020, mese disastroso per i listini azionari. Il mercato obbligazionario ha dato protezione? Ni. I bond statunitensi hanno sicuramente protetto trovato spazio per la salita dei prezzi, in altre aree geografiche, ad esempio in Italia, questo non è successo.
Come si diceva i rendimenti obbligazionari hanno toccato terra insomma, e in queste condizioni anche i margini di manovra delle banche centrali diventano limitati, la cura non funziona più.
Brutta notizia: molte obbligazioni non riescono a fornire rendimento né protezione, hanno raschiato il fondo del barile.
La domanda dunque è: questo scenario come impatta i nostri portafogli di investimento e quali scelte dovremmo compiere di conseguenza?
È chiaro che il mercato azionario è quello che negli ultimi 50 anni ha preformato di più, e qualche bravo “venditore finanziario” molto attento alle proprie commissioni lo spinge a spada tratta come unica soluzione praticabile oggi, ma dobbiamo pensare anche a non lasciare il cliente in preda a continui mal di pancia. Va bene il lungo periodo, va bene utilizzare strategie per mediare i prezzi, ma dobbiamo pensare anche alle coronarie dei nostri clienti, soprattutto i più anziani. Credo che un portafoglio efficiente debba mirare a contenere la volatilità, a minimizzare la massima perdita potenziale e ottimizzare i periodi di recupero. Tutto questo il mercato azionario da solo non può darlo. Non possiamo prescindere dall’obbligazionario. Cosa fare?
All’interno dell’universo obbligazionario oggi ci possono essere utili due cose: ampliare la tipologia di strumenti utilizzati e ampliare il nostro orizzonte in aree geografiche dove ci sia la possibilità di avere rendimento.
Banale? Forse, ma in realtà la vera sfida sta nel bilanciare ogni parte del portafoglio ragionando su come influisca sull’insieme. Non basta buttare, come viene spesso fatto, un po’ di obbligazionario high yield e paesi emergenti nei portafogli e a posto così. Dobbiamo anche pensare alle decorrelazioni, ai bilanciamenti, a trovare qualcosa che ci protegga nei momenti di volatilità.
Ad esempio due asset che possono tornare utili sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione e le obbligazioni convertibili, troppo spesso dimenticate.
Parliamo di diversificazione geografica: pensate a come negli ultimi anni si sono aperti molti mercati, ad esempio la Cina, che un tempo erano difficilmente decifrabili e accessibili. Mercati con banche centrali indipendenti ed economie differenti che quindi risultano poco correlati con i mercati del debito Usa e Europa.
Tutto questo discorso ci ricorda quanto sia importante saper costruire un portafoglio. Andate nella vostra banca o dal vostro consulente e chiedete: su quali logiche è costruito il mio portafoglio? Su quali assunzioni per il futuro?
Se vi rispondono vendendo i rendimenti passati o spacciandovi qualche previsione finanziaria per il prossimo mese ponetevi qualche serio dubbio sulla competenza di colui che vi consiglia per la gestione del vostro patrimonio.


