Tranding e chiacchiere da Bar

Sono quasi quindici anni che mi occupo di consulenza finanziaria, e in questo lasso di tempo ho sentito le cose più strane riguardo al trading. Quando si parla di trading, è inevitabile, il verosimile prende il sopravvento nella narrazione. Un po’ come succede per le storie che si sentono in un bar, per cui realtà e finzione si mescolano, e la storia spesso assume i connotati della leggenda.

In questo articolo voglio sfatare alcuni miti sul trading.

Un passo indietro: cosa significa fare trading? Il trading ( letteralmente: commercio) è l’azione con cui si comprano e si vendono strumenti finanziari ( ad esempio titoli azionari), prevalentemente su mercati regolamentati. Con l’avvento di Internet, il suo ingresso nelle nostre case e con la nascita di piattaforme bancarie online e altre dedicate è un’attività che ognuno può svolgere, con che grado di successo è tutto da vedere. I dati dicono che in Italia il numero di trader si aggira intorno ai 6 milioni di individui. Un bel numero. Perché si fa trading? L’obiettivo è comprare un dato titolo e cercare di rivenderlo in breve tempo a un prezzo maggiore. Tecnicamente non si tratta di investire, piuttosto di speculare, e quindi ha ben poco a vedere con la pianificazione finanziaria. Avrai capito che molte persone lo fanno perché attratte dalla prospettiva di facili guadagni.

Come scrivevo ho sentito decine di storie a riguardo e ho maturato due certezze. Prima: la maggior parte di chi fa trading racconta di guadagnare, in parecchi casi di avere ritorni positivi a cifra doppia. Seconda: la maggior parte di chi fa trading in realtà perde. Le statistiche ci dicono che solo il 10% di chi si cimenta in questa attività matura dei guadagni.

I motivi sono chiari, no?

I mercati azionari hanno la nomea di essere rischiosi, molto rischiosi. E’ vero? Sì, se parliamo di volatilità, cioè di quanto rapidamente il valore di un bene può variare, in positivo o in negativo. Altro fattore da tenere in considerazione: nel mondo d’oggi, in cui tutti siamo connessi 24 ore su 24 e in cui le notizie, vere o false, vengono diffuse istantaneamente in rete, il prezzo di un titolo azionario varia molto rapidamente e, nel breve periodo, in maniera decorrelata rispetto al valore reale dell’azienda.

A questo si devono aggiungere almeno altre due tipologie di rischio, quello dovuto della mancata diversificazione e il rischio specifico, cioè quello legato al singolo titolo che detengo in portafoglio. Nel caso peggiore, se l’azienda dovesse fallire, io perderei tutto ciò che ho investito in quel titolo. Game over.

La, in questo caso mancata, diversificazione è tema chiave di ogni portafoglio di investimento e permette di ridurre il rischio. Il trader amatoriale purtroppo detiene pochi titoli in portafoglio, spesso dello stesso mercato ( Italia) o addirittura dello stesso settore, titoli che reagiscono alla stessa maniera rispetto ai movimenti di mercato.

I mercati azionari hanno un’altra nomea, quella di essere posti dove s può guadagnare parecchio. Anche questo è vero, a determinate condizioni.

I mercati azionari sono da evitare? Assolutamente no. Io stesso li utilizzo, con strategie appropriate, per la parte di portafoglio che i miei assistiti dedicano alle esigenze di lungo periodo.  Chi si occupa di finanza lo sa bene: nel lungo periodo i mercati azionari salgono e sono tra gli investimenti più remunerativi. Forse per molti di voi sarà una banalità, ma ci tengo a precisare che acquistare un titolo azionario significa acquistare un pezzo di un’azienda, diventare letteralmente proprietari di una parte di quell’azienda. Di conseguenza significa partecipare agli utili di un’azienda, ma anche al rischio d’impresa.

 

Chi fa trading come sceglie i titoli? La scelta dei titoli non è un’impresa facile. Chi compra e vende strumenti finanziari per professione, ad esempio un gestore di un fondo comune di investimento, sceglie cosa comprare e cosa vendere basandosi su una grande serie di dati, indicatori e previsioni. Analizza numeri quotidianamente, si avvale di team di macro economisti, dispone di indicatori sul singolo titolo e su come questo si posiziona in un determinato mercato o settore. Facile? Direi proprio di no.

Chi fa trading in maniera amatoriale come sceglie i titoli? ( Mi metto una mano sugli occhi e scuoto leggermente la testa) Nei modi più disparati e sportivi, e spesso senza alcun fondamento tecnico. Magari gli ha passato una dritta il so macellaio, magari ha letto l’imbucata su qualche sito o giornale.

 

Giunto a questo punto però devo dirti una cosa che ti stupirà. In verità la complessità dei mercati e la valutazione dei singoli titoli non sono tra le cause principali per cui i trader italiani, nella maggior parte dei casi, perdono soldi. Nel prossimo articolo parlerò dei 3 motivi per cui questo avviene e dei principali errori da evitare.

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