Perché abbiamo bisogno di cultura finanziaria
La risposta alla domanda contenuta nel titolo è effettivamente molto semplice: il livello medio della cultura finanziaria in Italia è basso, molto basso. Solo 1 italiano su 3 conosce i concetti base della finanza e a livello mondiale siamo in fondo alla classifica e ce la battiamo con Bulgaria e Colombia. È così: ci interessiamo e siamo esperti in molte cose, ma per quanto riguarda le nostre finanze spesso ci affidiamo totalmente. Non fraintendermi: avere fiducia non è sbagliato, ma conoscere l’ABC ci permette di confrontarci con il nostro interlocutore con consapevolezza, evitare di farci tentare da facili promesse o vederci rifilare strumenti non adeguati al nostro profilo di rischio, nonché avere un servizio all’altezza. Non è necessario essere esperti in finanza, ma possedere le basi per comprendere se la persona o l’azienda a cui abbiamo affidato nostri denari è quella giusta per noi, se fa il nostro interesse e se è preparata ( la preparazione tecnica di un consulente finanziario o un operatore di filiale dovrebbe essere scontata, ma purtroppo non sempre è così).
L’OCSE definisce l’educazione finanziaria come “quel processo mediante il quale i consumatori/investitori migliorano le proprie cognizioni riguardo a prodotti, concetti e rischi in campo finanziario e, grazie a informazioni, istruzione e/o consigli imparziali, sviluppano le abilità e la fiducia nei propri mezzi necessarie ad acquisire maggiore consapevolezza delle opportunità e dei rischi finanziari, a fare scelte informate, a sapere dove rivolgersi per assistenza e a prendere altre iniziative efficaci per migliorare il loro benessere finanziario”(OCSE 2005, Recommendation on Principles and GoodPractices for Financial Education and Awareness).
Ma perché l’Italia è così indietro? Negli ultimi 10 anni il mondo della finanza è cambiato e divenuto sicuramente più complesso. Ma questo per tutti, non solo per noi. Purtroppo per il risparmiatore italiano sono venuti meno i due pilastri: gli immobili e i titoli di stato. I primi molto tassati e poco liquidi, i secondi con rendimenti risicati. Questo è il motivo per cui siamo poco preparati. Perché devo conoscere i mercati se mi basta comprare un btp e starmene tranquillo con il mio 4% all’anno? Oggi questo mondo non esiste più.
Anche i risparmiatori sono cambiati: le loro esigenze si sono evolute. Pochi conoscono il mondo della finanza, il mercato del credito e l’impatto che questi aspetti possono avere sul loro benessere finanziario nel futuro. La mancanza di conoscenza in questi ambiti negli ultimi anni spesso si è tradotta in investimenti dannosi per i loro risparmi. Pensate solo a quanti risparmiatori hanno perso denari nei crack bancari.
L’impatto di questa scarsa alfabetizzazione finanziaria sul patrimonio degli italiani non è trascurabile. Sì, purtroppo molti risparmiatori non hanno raggiunto i propri obiettivi o realizzato i propri desideri. Nei casi peggiori hanno persino maturato perdite perché mal consigliati, partendo dai titoli di stato Argentina, dalle obbligazione subordinate passando per il mercato azionario o altri investimenti esotici con promesse di interessi esorbitanti a fronte di rischi contenuti.
Per questo motivo ho ideato un percorso di educazione finanziaria sul territorio ( gli Aperincontri Finanziari) e ho deciso di aprire questo blog.
Un investitore preparato e consapevole, questo è il mio obiettivo.

