Qualsiasi siano gli obiettivi che desideriamo raggiungere con le strategie dei nostri portafogli d’investimento c’è sempre un elemento di cui siamo alla ricerca: il rendimento. È chiaro che il patrimonio deve incrementarsi nel tempo e spesso la ricerca di rendimento, spacciato come facile da raggiungere o veloce da ottenere, ha creato grossi problemi. Penso alla bolla dei titoli tecnologici di fine anni 90, alle obbligazioni argentina, alle decine di truffatori che promettono rendimenti veloci e sicuri. Potremmo trovare molti esempi in cui gli investitori hanno preso batoste convinti di fare l’affare della vita.
Un buon modo di evitare queste situazioni è quello di porci la domanda: qual è, o quali sono, il motore del rendimento di un portafoglio finanziario?
La prima riposta potrebbe essere: l’uomo. Ne sono convinti i trader, coloro che comprano e vendono titoli sul mercato cercando di prevederne l’andamento e azzeccare il tempo giusto per acquistare o cedere.
Ne sono certamente convinti, con declinazioni diverse, i gestori di fondi comuni d’investimento che sono pagati per prendere scelte e hanno come obiettivo quello di battere il mercato.
Ne sono convinti, ahimè, anche molti consulenti finanziari che si “vendono” ai loro clienti come professionisti in grado di generare rendimento facendo comprare le cose giuste al momento giusto, spacciandosi come persone che sanno vedere nel futuro.
Alla base di questi atteggiamenti c’è un bias comportamentale, cioè una distorsione della nostra mente. Questo bias si chiama OVERCONFIDENCE: si tratta della tendenza di ogni essere umano ad avere un’eccessiva fiducia in sé stesso.
Pensate a quando siamo alla guida: sembra sempre di trovare incompetenti in strada, noi guidiamo meglio. Diverse ricerche dimostrano come il 90% degli automobilisti crede di avere abilità superiori alla media, ma questo è statisticamente impossibile!
Tornando al mondo finanziario: tutti vorrebbero diventare ricchi senza correre rischi e in breve tempo, ma questo è del tutto improbabile. È questo il desiderio che si nasconde dietro la presunta capacità di generare rendimento, che implicherebbe pure la capacità di poter prevedere il futuro.
Le statistiche ci raccontano che 9 persone su 10 che praticano trading maturano delle perdite nel medio periodo. Certo quando i mercati salgono li trovi in giro a raccontare le loro performance, ma l’obiettivo è creare valore che duri, non guadagnare un anno sì e 3 no. Oltre a questo, tra coloro che maturano rendimenti positivi andrebbe fatta un’analisi sul rapporto tra il rendimento maturato rispetto al rischio corso. Maturare piccoli rendimenti correndo grandi rischi non è un modo efficace per gestire i propri soldi.
La verità è che spesso l’uomo distrugge performance, sopratutto attuando comportamenti sbagliati.
Dunque non credo che sia l’uomo colui che genera valore tramite il market timing (la scelta del momento giusto) e lo stock picking ( la scelta del titolo giusto). Non sono solo io che lo dico, ma decine di studi che dimostrano come cercare di sovraperformare il mercato sia molto difficile dal punto di vista statistico.
Può esserci un anno molto buono, in cui vanno bene un paio di scommesse, ma si tratta di eventi.
Chi crea le performance dunque? Io credo che semplicemente siano i mercati finanziari a farlo. Semplice, vero?
NON E’ L’UOMO CHE CREA LE PERFORMANCE, MA I MERCATI.
Se sono i mercati che creano valore la vera domanda è: qual è il nostro ruolo come investitori?
La risposta è: decidere come andarci, su questi mercati, decidendo un budget di rischio che vogliamo “spendere”, passando poi alla scelta dei veicoli migliori per questo viaggio. E magari facendosi accompagnare da un esperto.
La pianificazione patrimoniale non è un evento, ma un processo. Cioè una strategia fatta di regole e comportamenti replicabili nel tempo e sempre valide, destinate a creare valore non per un solo mese o un solo anno, ma per periodi molto più lunghi. Infatti il tempo che un investitore detiene un patrimonio investito sui mercati, salvo rari casi, è molto lungo, a volte coincide con tutta la durata della sua vita da adulto. Per questo non possiamo affidarci a eventi, a scelte del momento, ma a PROCESSI.
Ecco come partecipare al valore dei mercati: con una asset allocation efficace, cioè dove, e perché, decidiamo di investire e il che modo in cui mixiamo gli strumenti in portafoglio.
Quando investiamo dobbiamo scegliere per prima cosa strumenti di qualità, ben gestiti, trasparenti e con costi giusti.
Attenzione però: non basta avere strumenti di qualità per avere una buona strategia. Uno chef può avere a disposizione ingredienti di qualità, ma mescolati con dosi sbagliate non daranno un buon piatto. E’ qui che entra in gioco il consulente finanziario, nella creazione dell’asset allocation.
Il nostro portafoglio va creato con l’obiettivo di permetterci di partecipare alle performance dei mercati minimizzando il rischio, per quanto possibile. Va creato studiando la statistica e facendo assunzioni verso il futuro, senza rincorrere le mode o fare scelte su eventi che ormai sono già avvenuti.
Un esempio lampante è l’inflazione di questo periodo. L’inflazione è già ripartita, è tardi correre a comprare strumenti di protezione, era necessario averli in portafoglio già un anno fa.
Quando incontro potenziali clienti che mi chiedono di analizzare il loro portafoglio finanziario chiedo loro perché il loro consulente abbia costruito una tale asset allocation loro non sanno rispondermi, forse hanno semplicemente scelto i fondi che meglio sono andati l’anno precedente.
Questo non è un buon modo per costruire una barca sicura che ci sarà d’aiuto anche nei momenti di burrasca.


