Il duro lavoro porta risultato. Credo che difficilmente si possa controbattere a questa affermazione, perché la realtà dei fatti ci ha insegnato che è proprio così. A scuola quando eravamo ragazzi, oggi nel lavoro e nella vita il raggiungimento di un obiettivo non arriva per caso. Più ci diamo da fare più, generalmente, più il risultato sarà buono.
E nell’ambito della gestione del nostro denaro? È facile e logico per noi traslare l’assunto tanto lavoro = buon risultato anche in ambito finanziario. Ma è così? La risposta è: no. Sorpresi? Avete letto bene. Se parliamo di gestione di portafogli troppo lavoro sugli stessi penalizza il risultato.
È statisticamente dimostrato che se abbiamo un buon piano di investimento a medio-lungo termine e utilizziamo degli strumenti finanziari efficienti continuare a metterci mano vendendo questo, comprando quell’altro e sostituendo quest’altro ancora danneggerà il nostro rendimento futuro.
Vi starete chiedendo perché?
La prima motivazione è che i cambiamenti sono spesso causati da nostre previsioni o aspettative per il futuro. Ma come sostengo ogni giorno nessuno può prevedere i mercati. Quindi sperare di saltare dal cavallo che, secondo noi, sta andando in difficoltà al cavallo che, sempre secondo le nostre convinzioni, correrà più veloce nei prossimi mesi è pura utopia. A tal proposito da una ricerca del 2019 targata Schroders ( Schroders Global Investor Study 2019 ) emerge come gli italiani siano spesso impazienti, con una detenzione media degli strumenti finanziari di 2,2 anni, e prendano decisioni reattive e poco ragionate.
Investire non è una scommessa ma un processo. E ogni processo ha delle regole da seguire.
Recentemente ho incontrato diverse persone, non assistite da me, che da inizio anno stanno perdendo molto. Il motivo: hanno disinvestito tutto a marzo e poi, pensando che un altro crollo dei mercati fosse imminente, hanno aspettato a rientrare nei mercati. E aspettato tutt’ora, quando invece chi non ha toccato nulla ad oggi ha recuperato la discesa dei prezzi di questo inizio primavera. Per assurdo non fare nulla in alcuni casi è la migliore cosa che possiamo fare.
Un secondo motivo è che movimentare spesso i portafogli significa pagare più commissioni e compiere operazioni fiscalmente poco efficienti.
Purtroppo a volte è lo stesso interlocutore dell’investitore (banca o consulente) a proporre spesso variazioni addebitando commissioni per ogni nuova operazione. Un modo poco etico di operare.
E il vostro interlocutore quanto movimenta i vostri portafogli? E con che vantaggio per voi e quale per lui?
Ricordate: in ambito finanziario la pigrizia è un’attitudine a cui tendere.


